Attività chirurgica

Introduzione

Il trattamento chirurgico delle patologie dell’apparato genitale femminile può essere effettuato attraverso quattro vie d’accesso:

  • La via laparoscopica
  • La via laparotomica
  • La via vaginale
  • La via isteroscopica

L’Unità Operativa di Fisiopatologia della Riproduzione Umana si è da sempre occupata di chirurgia ginecologica e negli ultimi 10 anni ha profuso notevoli energie per introdurre e sviluppare le tecniche chirurgiche endoscopiche nel trattamento delle patologie ginecologiche.
La laparoscopia è oggi la procedura chirurgica ginecologica più frequentemente utilizzata. Negli ultimi venti anni le possibilità della laparoscopia operativa sono state ampiamente sperimentate e i suoi limiti sono stati continuamente superati al punto che attualmente vengono effettuati di routine interventi un tempo ritenuti ineseguibili con tale metodica.
E’ ormai chiaro che quasi tutti gli interventi ginecologici possono essere eseguiti per via laparoscopica e che questa sarà la via chirurgica di prima scelta nei prossimi anni.
La chirurgia endoscopica è stata utilizzata in maniera sempre più consistente non solo in termini numerici ma anche (con l’aumento dell’esperienza degli operatori) nel trattamento di patologie sempre più complesse.
Questo atteggiamento ha portato ad un progressivo aumento del numero degli interventi effettuati per ogni anno sfatando totalmente una delle più frequenti critiche apportate alla chirurgia endoscopica: che sia più lenta della chirurgia tradizionale.
E’ vero invece il contrario. Molti degli interventi ginecologici endoscopici richiedono, in mani esperte, un minor tempo di utilizzo della sala operatoria, con conseguenti vantaggi organizzativi ed economici.
Inoltre mentre fino a non molti anni fa, eventuali patologie che fossero state riscontrate durante una laparoscopia diagnostica, non potevano essere trattate immediatamente ma richiedevano un successivo atto chirurgico terapeutico laparotomico, con notevoli svantaggi per la paziente ( due ricoveri, due anestesie, due interventi) e per la struttura (maggiore spesa), attualmente è possibile ed agevole (e anche molto frequente) che una laparoscopia diagnostica possa essere tramutata immediatamente in operativa con un innegabile vantaggio per la donna.
Questo spiega il calo progressivo del numero delle laparoscopie diagnostiche a favore di quelle operative.
Un andamento del tutto speculare è osservabile anche per le isteroscopie, notevolmente aumentate negli ultimi anni.
I continui progressi tecnologici, l’utilizzazione di una apparecchiatura sempre più sofisticata, la maggior esperienza degli operatori ha fatto sì che presso la nostra U.O. il ricorso alla tecnica laparotomica sia stato sempre limitato.
Negli ultimi quattro anni la chirurgia laparoscopica è stata utilizzata in oltre l’80% degli interventi.
L’approccio chirurgico di quasi tutta la patologia annessiale, dei fibromiomi uterini, dell’endometriosi, viene quasi completamente effettuato per via endoscopica in maniera molto più conservativa e rispettosa della funzionalità dell’apparato genitale femminile.
A questo si aggiungono poi altri indiscutibili vantaggi quali un tempo di degenza nettamente inferiore, una minore utilizzazione di farmaci (antibiotici, antidolorifici, antipiretici) e di trasfusioni nel periodo postoperatorio, una convalescenza e un tempo di ritorno all’attività lavorativa significativamente ridotti.
Anche un intervento classico della chirurgia ginecologica quale l’isterectomia, possa essere il più delle volte affrontato per via laparoscopica.
Non solo, negli ultimi anni, si è osservato come la laparoscopia possa essere utlizzata anche per interventi ritenuti molto complessi come nel caso di patologia tumorale, di endometriosi di stadio avanzato, di patologia del pavimento pelvico (prolasso genitale).
L’esiguo numero di interventi che debbono essere convertiti in laparotomia dimostra inoltre, come questo tipo di chirurgia, in mani esperte, abbia anche dei rischi ridotti.