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Definizione
Si parla di sterilità quando dopo due anni di rapporti sessuali frequenti, liberi e completi non si sia instaurata una gravidanza.
Per infertilità si intende invece la capacità di concepire ma l’impossibilità di portare a maturità il prodotto del concepimento.
La sterilità genericamente può essere causata da condizioni patologiche nella donna (sterilità femminile), nell’uomo (sterilità maschile) o in entrambi (sterilità di coppia).
La sterilità interessa circa il 15% della popolazione, generando nell’individuo prima e di conseguenza anche nella coppia un profondo disagio.
Le cause di sterilità nella donna possono suddividersi in disordini endocrini (disordini dell’asse ipotalamo-ipofisario, iperprolattinemia, patologie ovariche come la sindrome dell’ovaio policistico, ipo o iper-tiroidismo, disfunzioni surrenaliche, ecc), disfunzioni tubariche (flogosi pelviche acute o croniche, endometriosi), patologie della cervice uterina (flogosi cervicali croniche), patologie strutturali dell’utero (utero setto, bicorne, miomi uterini, sinechie uterine).
Uno dei fattori che più influenzano la fertilità femminile è l’età della donna: la fertilità è massima attorno ai 24 anni, declina lentamente fino ai 30 anni per poi calare abbastanza bruscamente; attorno ai 35 anni infatti la percentuale di sterilità è circa doppia rispetto ai 18 anni.
La sterilità maschile, attualmente molto frequente, è influenzata da alcune delle più comuni abitudini di vita che possono interferire negativamente con la qualità dello sperma come: gli elevati livelli di temperatura e di umidità, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcool, l’uso di droghe, la storia di infiammazioni prostatiche o di malattie veneree.
La sterilità nell’uomo può dipendere da alterazioni del seme (scarso numero o assenza degli spermatozoi, scarsa motilità, alterazioni del liquido seminale da processi flogistici), alterazioni delle vie escretrici (occlusioni alle vie di deflusso del seme), cause immunologiche.
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Diagnosi
L’iter diagnostico di solito inizia con un’accurata anamnesi e con l’esame fisico generale e genitale e si completa con gli esami di laboratorio e strumentali necessari.
Per quanto riguarda la donna, la valutazione della fertilità prevede innanzitutto l’esecuzione di dosaggi ormonali, finalizzati ad indagare l’evento ovulatorio.
Altro punto importante è la valutazione morfologica degli organi pelvici femminili, che inizia generalmente con uno studio ecografico (ecografia pelvica transvaginale), per procedere successivamente ad indagini più approfondite come la isterosonografia e la sonosalpingografia. Indagini di II livello, da consigliare in base ad età della paziente e a durata della sterilità, sono l’isteroscopia e la laparoscopia diagnostiche.
L’isterosonografia è un esame ecografico della cavità uterina che si svolge dopo iniezione di una piccola quantità di mezzo di contrasto all’interno dell’utero, permettendo così una miglior valutazione di eventuali patologie endocavitarie. La visualizzazione diretta della cavità uterina si ottiene invece tramite l’isteroscopia diagnostica, eseguita mediante utilizzo di un sistema a fibre ottiche.
Lo studio delle tube viene invece effettuato con tecniche diagnostiche che utilizzano diversi mezzi contrasto: aria e soluzione fisiologica (sonosalpingografia), blu di metilene (laparoscopia diagnostica).
In particolare la laparoscopia diagnostica risulta essere maggiormente invasiva rispetto le altre tecniche citate perché richiede un’anestesia generale e il ricovero ospedaliero ma rispetto alle altre indagini che studiano la funzionalità tubarica è a tuttoggi la più accurata perché permette una visualizzazione diretta della morfologia tubarica. Infatti esistono quadri di pervietà tubarica associati però ad alterazioni delle tube (conseguenti ad infiammazioni pregresse misconosciute, a precedenti interventi chiururgici) che possono alterare in maniera difficilmente quantificabile ma spesso importante la funzionalità delle tube stesse. Informazioni altrettanto dettagliate sullostato delle tube non sono ottenute con alcun altra tecnica oggi disponibile.
Per quanto riguarda il partner maschile la valutazione iniziale comprende due analisi successive del liquido seminale (spermiogramma), che fornisce tutta una serie di parametri come il numero di spermatozoi, la motilità, la morfologia, il pH ed altri. Tali parametri possono variare di giorno in giorno anche nello stesso individuo e questo è il motivo per cui si eseguono due analisi successive al fine di assicurare una miglior accuratezza dell’esame ed evitare false diagnosi.
Eventuali quadri patologici individuati dal ginecologo nella valutazione iniziale verranno poi indirizzati all’attenzione di specialisti come l’urologo o l’andrologo.
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